Farsi menare per il naso

di Anna Giramonti

 

 

Dicono che l’olfatto sia direttamente connesso alla memoria e alle emozioni. Dicono che la grande industria ha trovato un sistema per ingannare i nostri sensi: certi odori particolari ci fanno spendere di più. Dicono anche che se si sente il profumo di pane appena sfornato venga voglia di comperare una casa e l’odore di cuoio di comperare mobili costosi. Italo Calvino, nel 1994, diceva che l’uomo del futuro è senza naso. 25 anni dopo una ditta americana inventa, grazie alla tecnologia del naso elettronico, un contenitore che segnala quando un alimento sta per andare a male. Niente di più comodo: grazie alla tecnologia avremo sempre meno bisogno dei nostri nasi. Da bambina disegnavo spontaneamente volti privi di naso. Era un dettaglio che mi sfuggiva e quindi, in mezzo alla faccia, sotto la fronte e sopra il labbro superiore, non c’era proprio niente. Mio padre, quando eravamo bambini e si passava in auto vicino a campi appena concimati, usava aprire i finestrini automatici davanti e di dietro per farci sentire “il profumo della natura”, come lo chiamava lui. Lo faceva per prendersi gioco di noi – penso che lo divertisse udire le nostre lamentele dai sedili posteriori – ma ricordo di essermi chiesta se quel puzzo di liquame bovino non fosse in realtà un odore gradevole ai nasi dei contadini di quelle zone (sempre ammesso che ne avessero uno). In fin dei conti quel tanfo contribuisce a nutrire la terra e a far crescere un’erba più grassa e più appetitosa in primavera. Dicono che i nasi non smettano mai di crescere. Come le orecchie, i capelli, le unghie e i pesci. Alcuni vecchi hanno delle pinne smisurate. Forse è perché sono cresciuti in un’epoca dove l’olfatto serviva ancora ad orientarsi. Non ci resta che chiedersi: che ne sarà dei nostri nasi?

 

 

 

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